
Preparare un giro in moto al lago d’Orta, per me, significa iniziare a viaggiare prima ancora di accendere il motore. È un momento fatto di mappe, letture, curiosità e domande: che tipo di strada voglio percorrere? Che atmosfera cerco? Che esperienza voglio portarmi a casa?
Il Lago d’Orta è la prima tappa della mia roadmap 2026 proprio per questo. Non è una meta estrema, non è una sfida tecnica, ma è un luogo che invita a rallentare e osservare, ideale per costruire metodo e consapevolezza fin dalle prime uscite.
Perché il Lago d’Orta
Situato nel Piemonte nord-orientale, tra la provincia di Novara e il Verbano-Cusio-Ossola, il Lago d’Orta è spesso considerato il “lago più intimo” del territorio. Più raccolto rispetto al vicino Lago Maggiore, mantiene un carattere discreto, quasi sospeso nel tempo.
Dal punto di vista turistico è un luogo ricco di:
- borghi storici
- punti panoramici naturali
- tradizioni locali ancora molto vive
Dal punto di vista motociclistico, invece, è perfetto per:
- strade che seguono il profilo del territorio
- curve naturali, mai forzate
- panorami costanti sull’acqua
Il giro in moto al lago d’Orta una destinazione che non chiede di essere attraversata in fretta, ma accompagnata.
Periodo scelto: inizio primavera
Ho scelto metà/fine marzo perché è un periodo di passaggio che rispecchia bene lo spirito di questa tappa: non piena stagione, non inverno.
Questo ha influenzato molto la preparazione:
- ho escluso salite più esposte come il Mottarone
- ho privilegiato strade provinciali ben mantenute
- ho cercato itinerari a mezza costa o di fondovalle
In primavera il Lago d’Orta offre:
- luce morbida
- colori ancora delicati
- meno traffico turistico
Tutto contribuisce a rendere il giro più fluido e piacevole.
Obiettivi del giro in moto al lago d'Orta
Questa tappa non nasce con l’idea di “fare chilometri”, ma di costruire un’abitudine.
Gli obiettivi sono:
migliorare il ritmo di guida
lavorare sulla continuità
prendere confidenza con una pianificazione completa
iniziare a utilizzare tracce GPX in modo consapevole
È un giro che serve a capire come reagisco io, prima ancora della moto, su una giornata intera.
Struttura generale del percorso
Il giro in moto al lago d’Orta è pensato come anello con partenza e rientro a Torino, evitando ripetizioni inutili e mantenendo una progressione logica.
La struttura è divisa in quattro momenti:
- Andata guidata e panoramica
- Sosta culturale e pranzo a Orta San Giulio
- Giro del lago in senso antiorario
- Rientro più semplice e rilassato
Andata: Torino → Bollengo → Mongrando
Ho voluto che l’andata fosse parte integrante dell’esperienza, non solo un trasferimento.
Perché Bollengo e Mongrando
Il passaggio da Bollengo segna l’uscita definitiva dalla pianura torinese e l’ingresso nell’area della Serra d’Ivrea, una delle morfologie glaciali più evidenti d’Europa. Anche senza fermarsi, il paesaggio cambia rapidamente e la strada inizia a dialogare con il territorio. Tuttavia merita una piccola deviazione a vedere il campanile di San Martino.
Mongrando, nel Biellese, è un punto di transizione ideale:
- meno traffico
- strade più raccolte
- curve regolari che aiutano a trovare il ritmo
Da qui l’ingresso verso Orta avviene seguendo una direttrice collinare che prepara gradualmente all’atmosfera del lago.







Orta San Giulio: sosta pranzo e pausa vera
Orta San Giulio non è solo una tappa logistica, ma uno dei cuori culturali del lago.
Il borgo è noto per:
- il centro storico medievale
- la vista sull’Isola di San Giulio
- un’atmosfera raccolta e silenziosa
Qui la sosta pranzo è pensata come:
- pausa fisica
- pausa mentale
- momento di separazione tra andata e ritorno
Camminare per Orta San Giulio, anche solo per pochi minuti, aiuta a “resettare” prima di ripartire.
Giro del lago in senso antiorario
La scelta del senso antiorario non è casuale.
Questo permette:
- di avere spesso il lago sul lato più aperto
- una sequenza naturale delle tappe successive
- una progressione visiva costante
Verso Omegna
Salendo lungo la sponda orientale si incontrano tratti panoramici che aprono lo sguardo verso nord, fino a Omegna, città storicamente legata all’industria e alla vita lacustre.
Omegna rappresenta il punto di “chiusura” geografica del lago e segna l’inizio della parte più caratteristica del giro.
Brolo, il “Paese dei Gatti”
Da Omegna si passa sulla sponda occidentale, dove si incontra Brolo, frazione di Nonio, conosciuta come il Paese dei Gatti.
È una tappa scelta per il suo carattere:
- curioso
- fuori dai grandi flussi
- profondamente locale
Qui non si viene per “fare numeri”, ma per scoprire un angolo autentico del territorio.
Santuario della Madonna del Sasso
Proseguendo si sale verso il Santuario della Madonna del Sasso, uno dei punti panoramici più spettacolari del Lago d’Orta.
Il santuario si trova arroccato sopra una parete rocciosa e offre:
- una vista completa sul lago
- una sensazione di sospensione
- un momento di vero distacco dalla strada
È una tappa che giustifica da sola il giro antiorario.
Borgomanero: ristoro e riorganizzazione
Prima del rientro ho scelto Borgomanero come punto di ristoro.
È una cittadina viva, ben servita, perfetta per:
- una pausa
- rifornimento
- riorganizzazione del rientro
Qui il giro cambia tono: dalla scoperta si passa alla conclusione.
Rientro verso Torino passando da Viverone
Il rientro è volutamente più semplice e meno impegnativo.
La scelta di passare dall’area di Gattinara, dalle colline del Vercellese e infine dal Lago di Viverone permette di:
- evitare strade già percorse
- mantenere curve leggere
- chiudere il giro in modo rilassato
Viverone rappresenta l’ultimo saluto all’acqua prima del ritorno verso Torino al termine del giro in moto al lago d’Orta.
Il Lago d’Orta non è solo la prima tappa della roadmap, ma è la base su cui costruire tutto il resto.
Un giro che insegna a:
- pianificare
- osservare
- rallentare
- godere della strada
Nel prossimo articolo racconterò il giro vissuto, con foto, sensazioni e considerazioni a posteriori, chiudendo il cerchio tra preparazione ed esperienza reale.